Avvento a Venaus

Un progetto pilota promosso dal Comune di Venaus in collaborazione con l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e realizzato grazie a SusaCulture.

Per la terza edizione di “Presepi da gustare”, 5 giovani artisti provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Torino, hanno realizzato la loro opera collettiva e hanno collaborato con la popolazione, con i giovani del territorio, nella realizzazione della tradizionale rappresentazione natalizia che vede l'allestimento per le vie del paese di quasi 150 presepi... Un incontro intergenerazionale che ha prodotto ricchezza e bellezza sul territorio.

 

Obiettivo è la realizzazione di un progetto comune: contribuire a valorizzare la manifestazione di successo “Presepi da gustare”, una sana competizione, che è aggregazione sociale ed identità, che dal Natale 2009 vede oltre 400 famiglie venusiane coinvolte nella rappresentazione della Natività arricchendo le strade e gli spazi pubblici del paese, partendo dalle fontane, con quasi 150 presepi.

Il progetto ha visto la comunità e gli studenti dell’Accademia di Torino, selezionati dalla prof. Maria Teresa Roberto, lavorare insieme ad un progetto comune.

Gli artisti hanno messo a disposizione della popolazione le loro conoscenze e competenze sull’utilizzo dei materiali e sull’impiego delle tecniche artistiche, con particolare attenzione alla realizzazione della figura umana, di mani e volti. Insieme alla Comunità hanno valutato le tecniche migliori per la realizzazione dei presepi.

Parallelamente al percorso con gli abitanti, gli artisti hanno tradotto le loro riflessioni collettive in un'opera, donando al paese una versione contemporanea della Natività.

Insieme, gli artisti coinvolti - Daniele Accossato, Alessandro Montone, Federico Nota, Ciro Rispoli, Marta Valsania, con il supporto organizzativo di Stefania Crobe per SusaCulture – hanno realizzato la loro opera collettiva: un’installazione luminosa presso lo spazio di confine tra la strada pubblica e l’impianto della centrale idroelettrica di Venaus.

L’installazione è composta di una struttura di nastri bianchi tesi a convergere dalla strada pubblica verso l’interno dello spazio della centrale. La struttura illuminata crea un cono luminoso che pare originare dalla centrale per diffondersi verso l’esterno.

Il fascio di luce vuole essere un doppio parallelo con l’avvento e il messaggio di Cristo. La nascita di Cristo è tradizionalmente nascita di luce, venuta al mondo per salvare l’uomo dall’ombra del peccato. Ma la luce è anche e soprattutto luce del messaggio divino che, originandosi dalla figura di Cristo, si espande a tutta l’umanità.

Il senso della luce come portatrice di un messaggio, oltre ad essere suggerito emotivamente dal fascio di nastri, viene specificato tramite l’utilizzo del Codice Morse, un linguaggio universalmente comprensibile, un sistema di spazi, linee e punti. La frase riportata nell’opera è una citazione del primo messaggio telegrafato nella storia: “What hath God wrought!” che tradotto risulta essere “Che cosa ha fatto Dio”.

Avvento a Venaus. Atti
Una rappresentazione del ruolo sociale e civile dell'incontro tra arte e sfera pubblica. Di Ambra Zanbernardi

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